Snobisme oblige…
«È impossibile non essere snob in un modo o nell’altro ; ci sono snob in tutte le classi sociali» si afferma in The Book of Snobs (1860). Lo snobismo è ‘la cosa meglio distribuita al mondo’, fa eco l’ Eloge du Snobisme (1993). Le Confort intellectuel (1949) afferma poi che: « Lo snob ha il merito di attirare l’attenzione del pubblico su certe tendenze, positive o negative che siano, che senza la sua presenza rischierebbero di passare inosservate. » E Duhamel conferma nel suo Plaidoyer pour l’amateur (1958) che « lo snobismo è necessario per la gloria e la diffusione della grandezza del genio creatore. »
Secondo la Theory of Human Motivation, lo snobismo è il nostro quarto ‘bisogno’: « il bisogno di essere rispettati, di essere riconosciuti e valorizzati ai nostri occhi e agli occhi degli altri ». Ma lo possiamo ritrovare anche nel ‘bisogno d’amore’ (al terzo posto in classifica assieme al bisogno di essere riconosciuti e considerati) o nel ‘bisogno di sicurezza’: al secondo posto con la sicurezza morale (etichetta, savoir-vivre) e psicologica (il bisogno di sentirsi bene comprando un prodotto di marca).
È così che il cliente snob diventa un precursore, un mecenate, un ambasciatore e a volte persino una sorta di re Mida. Ma il suo ritratto non nasconde ambiguità e contraddizioni : l’avanguardismo, l’ostentazione e la celebrità possono essere altrettanto ‘snob’ quanto il conformismo, la modestia e l’anonimato. È la nostra stessa natura umana ad attirarci verso lo snobismo e il peccato. Ma, proprio come il dandy - suo alter ego mistico -, lo snob può dimostrarsi anche spirituale. E lo snobismo può essere tutt’altro che un difetto…
